Prima della mia nascita, Stefano e Maurizio erano i nomi in cima alle preferenze dei miei genitori. Il giorno in cui nacqui, però, accadde qualcosa. Quando l’infermiera chiese a mia mamma quale nome scrivere sul braccialettino che avrebbe messo attorno al mio minuscolo polso, lei rispose: «Silvano».
Silvano significa “abitante delle selve e dei boschi”. E io, tra selve e boschi, mi ci sono sempre trovato a mio agio, a casa. Nel bosco, nella montagna, ho sempre cercato pace, tranquillità. Ho sempre cercato di ritrovare quella parte di me più vera, più selvaggia e ancestrale. Camminare immerso in una faggeta, sapendomi circondato da presenze silenziose — caprioli, cervi, volpi, rapaci diurni e notturni — mi trasmetteva sensazioni magiche.
Oggi però, mentre il pianeta si fa sempre più caldo e le temperature estive diventano difficili da sopportare, sempre più persone cercano rifugio al fresco della montagna. E la montagna, un tempo poco considerata se non sconosciuta ai più, a un tratto diviene un’attrazione turistica. Le strade sterrate e sconnesse lasciano il posto a superfici lisce come tavole da biliardo, ricoperte da un manto nero, per facilitare il passaggio dei mezzi motorizzati dei turisti.
Gli alberi ai bordi delle strade vengono sradicati, senza troppa pietà, per evitare che intralcino il passaggio o che le loro fronde possano graffiare i costosi SUV degli avventori. Le malghe, un tempo luoghi dove si producevano burro e formaggio, oggi vengono trasformate in luoghi di vita mondana, dove consumare piatti prelibati e bere in compagnia, avvolti dalla musica ad alto volume, con ritmi più consoni alle discoteche. Cosa importa se proprio quei maestosi alberi aiutano ad alleviare il calore che ogni anno si fa sempre più intenso?
Ho visto motociclette avventurarsi nei boschi di notte, immagino per vivere qualche emozione forte. Sembra che oggi tutto debba necessariamente essere divertente, eccitante, adrenalinico. Siamo alla continua ricerca del “fun”, come se anche la montagna e il bosco dovessero trasformarsi in un enorme parco divertimenti. Io ho sempre preferito le emozioni profonde al divertimento.
Oggi cammino in questi boschi, un tempo i miei boschi, ma non avverto più la presenza degli animali selvatici. Avverto il nulla. In lontananza si sentono automobili e motociclette rombanti rompere l’idillio della foresta, delle terre alte.
Prima ancora della questione etica, dovremmo interrogarci sui danni che questi cambiamenti porteranno con sé. Sradicare piante, spesso alberi di decine d’anni, alcuni quasi centenari, portare nuovi servizi e nuovo asfalto proprio in un momento storico in cui dovremmo pensare a proteggere e ricostruire gli ambienti naturali non farà che aggravare la situazione. Continuiamo a consumare la natura proprio mentre cerchiamo rifugio in essa dalle conseguenze di ciò che abbiamo già consumato altrove. E rischiamo di distruggere, un pezzo alla volta, proprio quei luoghi nei quali oggi cerchiamo sollievo.
E chissà che, in un futuro non lontano, noi e i nostri figli non ci ritroveremo a vivere su un pianeta devastato, arido come quello del film *Elysium*, mentre i potenti e i loro figli si godranno il loro tempo su una meravigliosa stazione spaziale orbitante, verde e perfetta.